sabato 19 dicembre 2015

inseguito e acciuffato


mar. Angelo Maier

Calisto Bussandri


Limito, 19 dicembre. Come tutti i sabati mattina, i nostri soci Angelo Maier e Calisto Bussandri stavano sorvegliando la zona del mercato di Limito, svolgendo un regolare servizio concordato con le autorità comunali. 
Verso le 11 la coppia di nostri amici ha risposto alle grida di richiesta di aiuto del concittadino Luciano Castano, che stava inseguendo a piedi un ladro. Quest'ultimo, un trentenne di Treviglio (BG) con piccoli precedenti per reati contro il patrimonio, aveva appena asportato il navigatore satellitare dall'automobile del Castano, parcheggiata nel box dell'abitazione.

I nostri due volontari si sono messi all'inseguimento senza indugio, dimostrando anche buone doti atletiche. Dopo un Km di corsa tra le vie di Limito hanno finalmente agguantato il ben più giovane fuggitivo, per poi consegnarlo dopo pochi minuti nella mani dei Carabinieri della nostra Tenenza. Il ladro, rendendosi conto di trovarsi di fronte a professionisti determinati e fisicamente in forma, non ha opposto resistenza all'arresto e ha ammesso con disappunto di essere già stato acciuffato altre volte.



vedi anche: ANC di Fidenza sconfigge la microcriminalità



i due amici in uniforme operativa




giovedì 17 dicembre 2015

ubriachi ma professionisti

il ten. Issenmann sulla scena del crimine

Pioltello, quartiere Satellite, lunedì 15 dicembre 2015. 
Alle 22:50 tre uomini sono entrati nel Bar Sport di Via Mozart, nel quartiere Satellite. Tre volti sconosciuti agli avventori del bar, tra cui c'erano i due albanesi Mrishaj Endri e Vladimir Pjetri, seduti a un tavolo a giocare a carte. 
Improvvisamente uno dei tre sconosciuti ha estratto una pistola e ha esploso almeno sette colpi in direzione del tavolo dei due albanesi. Il 26enne Mrishaj è stato ferito gravemente all'addome, Vladimir a una gamba.
I tre uomini avevano trascorso la serata alle slot machines del locale, perdendo somme importanti di denaro, probabilmente qualche migliaio di euro. E avevano molto, soprattutto superacolici. Infuriati per la serata sfortunata, hanno chiesto con rabbia di bere altri alcolici. Il barista si è rifiutato di servirli e gli ha mandati via: loro sono usciti per un attimo e poi, in preda all’ira, sono tornati e hanno aperto il fuoco.

Il modus operandi durante la sparatoria è stato da professionisti: chi ha sparato indossava guanti di lana nera e tutti loro sono stati attenti a non lasciare impronte digitali. Uno dei tre uomini è rimasto sulla porta d’ingresso agendo come persona abituata a guardare le spalle ai complici. Gli altri due hanno impugnato le armi corte: il primo ha sparato 7 o 8 colpi contro i presenti, prendendo in pieno Mrishaj e il barista, mentre il secondo gli ha coperto le spalle con l’arma puntata.
I tre si sono poi prontamente e abilmente dileguati.

Sono subito giunte sul posto le gazzelle della tenenza di Pioltello e del NORM di Cassano, oltre a tre ambulanze. Una di queste ha trasportato Mrishaj al Policlinico di Milano, però le sue ferite erano troppo gravi e il giovane è deceduto in sala operatoria. Mrishaj Endri, senza fissa dimora, era stato già arrestato lo scorso mese di maggio dai Carabinieri di Pioltello perché trovato in possesso di 80 grammi di cocaina. Vladimir Pjetri, invece, lavorava come cameriere nel bar stesso.

Secondo i racconti dei testimoni e quanto registrato dalle telecamere si è trattato di un reato d'impeto, di un litigio finito male, non di un regolamento di conti tra spacciatori.

Dopo le prime indagini, affidate ai nostri amici investigatori del nucleo di Monza, i tre sconosciuti vengono descritti come professionisti addestrati a sparare a sangue freddo e abituati a coprirsi le spalle a vicenda per non esporsi al fuoco degli avversari.
Gli investigatori hanno esaminato con cura i fotogrammi del sistema di sorveglianza del bar e della telecamera installata dal Comune all’angolo della strada, che punta proprio sull’ingresso del locale. I volti dei tre uomini non corrispondono a nessuno dei profili della banca dati delle forze dell’ordine e non sembrerebbero nemmeno avere precedenti penali. Sicuramente non sono di Pioltello, altrimenti al Satellite li avrebbero riconosciuti, quindi si pensa a dei forestieri. Alcuni testimoni della sparatoria hanno riferito di aver colto un accento georgiano nella voce dello sparatore.
 

Per il momento, non sarebbero emersi elementi che farebbero pensare ad un regolamento di conti, anche se i killer erano dei veri professionisti.

Esortiamo quindi tutta la popolazione di Pioltello a fornire ai Carabinieri ogni informazione che potrebbe portare all'identificazione dei colpevoli. 

vedi anche: quartiere Satellite senza pace

Un anno prima, nel "bar Centrale" di Via Bellini, nello stesso quartiere del Bar Sport, quattro uomini, entrati a volto coperto, avevano gambizzato un avventore di orgini albanesi.


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Annotazioni sulla mafia georgiana


La mafia georgiana, troppo spesso confusa con quella russa, è un fenomeno criminale in prepotente ascesa sorto dalle ceneri dell’ex Unione Sovietica. Forse per questo, erroneamente, viene assimilata alla mafia russa. Un’associazione di idee che spinse Aleksandr Gurov, della Commissione sicurezza della Duma, ha dichiarare come “una mafia etnicamente russa non esiste. Nella criminalità organizzata confluiscono i rappresentanti di vari gruppi armati.

La mafia georgiana ha caratteristiche proprie e si sviluppa intorno agli anni Ottanta del secolo scorso, quando nella repubblica socialista georgiana cominciano a introdursi timidi elementi di rinnovamento economico e politico. L’economia georgiana pre-perestrojka era il risultato di una fondamentale differenza culturale dovuta all’affermarsi di valori come la competizione, la capacità di assumersi rischi, il senso dell’onore e il nepotismo. Dieci anni dopo questo sostrato economico-politico si rovescia nella nuova Georgia indipendente traducendosi in un'economia basta sulla corruzione, sull’influenza e sull’illecito. La formazione delle reti di criminali, denominati kanonieri qurdebi (ladri nella legge) sul calco delle organizzazioni criminali sorte nel resto del territorio sovietico è stata favorita anche dalla guerra civile che ha riguardato la Sud Ossezia (1991-92) e l’Abcasia (1993). L’economia di guerra, quando non se ne è avvalsa, ha favorito lo sviluppo di gruppi criminali. L’economia di pace non è riuscita ha rifondare il sistema economico e il potere criminale è andato affermandosi al punto che, nel 2003, l’allora presidente georgiano (già ministro degli esteri sovietico) Eduard Shevardnadze ammise: “la mafia sta mangiando il Paese”.

Secondo fonti di stampa, il 33% dei criminali provenienti dalle regioni ex-sovietiche è georgiano. Altri gruppi hanno preferito muovere verso l’Europa come i molti casi di cronaca testimoniano.

Le ragioni di un successo

La domanda di base è una: come può un così piccolo Paese sviluppare un fenomeno criminale di così grande portata? La risposta non può essere ricercata nella “cultura” o nella “mentalità” georgiana.  Il motivo va cercato nella natura del fenomeno criminale georgiano. Si tratta di una mafia che fornisce protezione sociale ed economica, tanto più preziose in un periodo di transizione e radicali mutamenti come quello che andava dalla fine degli anni Ottanta all’inizio degli anni Duemila. E’ in grado di controllare e arginare altre forme criminali “da strada”, percepite come pericolo reale dalla popolazione. E’ stata utilizzata anche per la riscossione delle tasse, specie durante gli anni della guerra civile. Offre “servizi di pubblica utilità”, e questo le ha consentito di godere del appoggio popolare e politico. Nel periodo di passaggio tra l’economia pianificata a quella capitalista, la mafia georgiana ha svolto un ruolo fondamentale di controllo e gestione del fenomeno, di fatto regolandolo.

Infine, la transizione georgiana dal socialismo alla democrazia è stata particolarmente sanguinosa. Le guerre civili sono l’espressione di un più diffuso clima di instabilità che ha favorito l’affermazione di una “mafia militare” capace di entare persino nelle forze di polizia. E’ solo dal 2004 che il processo di state-building georgiano include il contrasto alla mafia. Il risultato è stato raggiunto per metà. Poiché se da un lato i kanonieri qurdebi hanno mollato la presa sul Paese, dall’altro sono “emigrati” in Russia ed Europa, Italia compresa.

sabato 28 novembre 2015

maxi retata in Piazza Garibaldi

un machete sequestrato, con lama da oltre 30 cm
In seguito a una maxi rissa tra opposte fazioni di albanesi e maghrebini, armati di pistole, coltelli e machete, i nostri Carabinieri della Tenenza di Pioltello hanno prontamento organizzato una imponente retata nella zona di Piazza Garibaldi a Seggiano.
Guidati dal tenente Issenmann e supportati anche da uomini del comando compagnia di Cassano d'Adda, i Carabinieri di Pioltello hanno eseguito numerose perquisizioni a persone e abitazioni in Piazza Garibaldi, traendo in arresto un pericoloso pregiudicato albanese. Numerosi soggetti sono stati denunciati per porto abusivo di pistole e coltelli.
L'operazione è stata molto apprezzata dai cittadini del quartiere, che hanno applaudito e ringraziato i militari.




venerdì 27 novembre 2015

rapina con morto a Rodano: molti colpevoli

Valentin Frrokaj
Rodano, 24 novembre 2015. Pericoloso e ricercato perché evaso dopo una condanna all'ergastolo:  Valentin Frrokaj, albanese di 37 anni, è il bandito rimasto ucciso a Lucino di Rodano da Rodolfo Corazzo, il commerciante che era stato sequestrato per rapina nella sua villa di Via Matteotti insieme a sua moglie e alla figlia di 10 anni.

CC di Pioltello sulla scena del crimine
Dopo tre giorni è ancora caccia in varie regioni del Nord Italia ai due complici. I carabinieri del Comando provinciale di Milano, gli investigatori del nucleo di Monza e il capitano Camillo Di Bernardo della Compagnia di Cassano, hanno esteso la ricerca in tutte le possibili direzioni di fuga. Secondo quanto riferito dall'imprenditore Rodolfo Corazzo, i tre assalitori parlavano italiano ma avrebbero avuto un accento straniero, forse dell'Est Europa. 

Valentin era ricercato dopo essere evaso il 7 maggio 2014 dal carcere "Pagliarelli" di Palermo dove stava scontando una condanna all'ergastolo per l'omicidio di un connazionale commesso il 23 luglio 2007 a Brescia. Prima ancora, il Frrokaj era scappato dall'Albania con una condanna sulle spalle a 7 anni e 6 mesi per tentato omicidio: aveva sparato a un uomo che riteneva avesse “disonorato” la sua famiglia. Il 37enne era già evaso il 2 febbraio 2013 dal carcere di Parma (insieme con Taulant Toma, un altro detenuto albanese che nel 2007 era evaso dal carcere di Terni)  ma era stato catturato il 14 agosto 2014 a Vignate dai nostri amici del NORM di Cassano d`Adda. Nella circostanza fu trovato con una pistola 7.65 Beretta con matricola abrasa e materiale idoneo a immobilizzare eventuali vittime di rapina in villa.

carcere Pagliarelli
Il "Pagliarelli", (vedi immagine sopra) alle spalle del quale si stagliano le Madonie palermitane, è una struttura imponente e in cemento armato, molto moderna. L’istituto penitenziario è stato inaugurato nel 1995 e dal 2002 opera a pieno regime. Poco dopo le tredici il Frrokaj passeggia da solo (era sottoposto ad isolamento) nel cortile. Quando l'agente della polizia penitenziaria si allontana, l'ergastolano scavalca dapprima un muro altro circa tre metri e mezzo (probabilmente con l'aiuto di un lenzuolo annodato nascosto sotto i vestiti), poi si lancia dal tetto della zona di passeggio, supera un primo cancello, poi il muro di cinta alto sette metri, infine la cancellata alta circa 5 metri. Qui si è ferito leggermente e ha lasciato il lenzuolo. 
Secondo la ricostruzione del sindacato degli agenti di polizia penitenziaria, quel mattino mancava una sentinella (!!) sul muro di cinta.
Una volta dato l'allarme è subito partita una imponente quanto inutile caccia all'uomo, con numerose volanti, un elicottero e una squadra cinofila della Questura che ha fatto fiutare ai cani le lenzuola usate per la fuga.
il filmato dell'evasione su livesicilia.it


Dal carcere di via Burla (!!) a Parma, secondo la ricostruzione effettuata dal sindacato degli agenti di polizia penitenziaria i due albanesi avevano segato le sbarre della cella (pare con la lama di un taglia-unghie) e si erano calati con lenzuola per poi raggiungere l'esterno della casa circondariale. Erano scattati gli allarmi automatici e le telecamere del carcere hanno ripreso tutti i movimenti dei fuggitivi, però la sorvegliante di turno ha subito spento l'allarme, continuando a ignorare il sistema di videosorveglianza e a NON fare il suo dovere.

Grande Punto di Pioltello

I Carabinieri rischiano la vita per individuare, pedinare, inseguire e arrestare pericolosi criminali, poi succede che ...




un crimine odioso



27 Novembre – I Carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni hanno arrestato e condotto in carcere un 35enne originario di Napoli, M.F., truffatore seriale che infieriva su anziani soli.  

Il comandante provinciale, colonnello Canio Giuseppe La Gala, ha colto l'occasione per rinnovare l’invito ai cittadini a rivolgersi senza esitazioni ai militari dell’Arma per segnalare telefonate sospette e persone che tentino di carpirne la fiducia. La tempestività della segnalazione, come in questo caso, è indispensabile per fermare i delinquenti prima che facciano perdere le loro traccie.

La presenza sul territorio si è in questo caso giovata dell’allerta dei cittadini, che hanno segnalato alcune telefonate, ricevute tra Cinisello Balsamo e Nova Milanese, con la richiesta di denaro da parte di sedicenti carabinieri.
Una pattuglia del NORM ha raggiunto subito l’area e ha individuato una Peugeot bianca sospetta. L’unico passeggero è stato bloccato, mentre tentava di allontanarsi con in tasca una busta con 500 euro in contanti, consegnata da un’ignara vittima, una donna di 68 anni.

L’anziana ha raccontato di aver ricevuto una telefonata dal malvivente che dapprima si era finto avvocato, poi Carabiniere, prospettando il coinvolgimento del figlio in un sinistro stradale e richiedendo il denaro per sanarne le pendenze. Secondo il raggiro inventato dal truffatore, il contante sarebbe stato necessario per evitare il carcere al figlio, trattenuto presso una stazione Carabinieri, in quanto il suo veicolo era privo di copertura assicurativa.