mercoledì 17 agosto 2016

sventato stupro in stazione

Jakonov, nato nel 1992

Mercoledì 17 agosto 2016.  Oggi alle 13:30 presso la stazione ferroviaria di Pioltello-Limito, una donna che transitava nel sottopasso è stata violentemente aggredita a scopo di stupro.
La quarantenne (italiana) scendeva dal treno proveniente da Brescia e doveva salire sul convoglio Trenord del Passante Ferroviario.  E' stata raggiunta alle spalle dal 23enne Jakonov che, dopo averla sbattuta più volte con ferocia contro il muro, stava per penetrarla da tergo, mentre le tappava la bocca con una mano.

La donna riusciva a divincolarsi e correre all'esterno della stazione per chiedere aiuto.
Per fortuna il nostro mar. Aldo De Tommaso, un appuntato e un carabiniere della nostra Tenenza, si trovavano già nelle vicinanze in seguito a un'altra segnalazione.
I tre carabinieri si precipitavano in stazione e individuavano lo Jakonov, di origine bulgara, senza fissa dimora ma che risiede abitualmente nel tristemente noto campo di Via Idro a Milano.


L'agile 23enne cercava di fuggire lungo i binari della ferrovia in direzione Ovest. Dopo un breve inseguimento a piedi, durante il quale i tre carabinieri hanno corso il rischio di essere investiti da un treno in transito, il fuggitivo veniva acciuffato e ammanettato, tra gli applausi spontanei dei passeggeri in sosta sul convoglio del Passante Trenord diretto a Milano.

I carabinieri hanno poi dovuto faticare per salvarlo dalla folla che voleva linciarlo.

La donna, invece, profondamente commossa per lo scampato pericolo, abbracciava con gratitudine i carabinieri che l'avevano salvata appena in tempo. E' stata poi accompagnata in ospedale per essere medicata e per gli accertamenti di rito.

Il rom, che utilizza diversi alias per le sue imprese criminali, è stato identificato presso la Tenenza e quindi trasferito subito nel carcere di San Vittore in attesa di convalida dell'arresto. Pare sia il responsabile anche di uno stupro avvenuto anni fa ai danni di una donna capo-treno.

vedi anche: decine di stupri alla stazione di Colonia

 
Un mese di agosto indaffarato per i nostri carabinieri, che ieri hanno sventato un furto nel quartiere satellite e inseguito il ladro in fuga correndo sui tetti dei palazzoni di otto piani.
 

mercoledì 3 agosto 2016

Pioltello no slot


Dal 2013 le amministrazioni comunali di Pioltello, Segrate, Rodano e Vimodrone stanno portando avanti un piano di contrasto contro la ludopatia in generale e le slot-machine in particolare.

Gli agenti della polizia locale di Rodano, Pioltello, Segrate e Vimodrone hanno fatto un censimento delle sale scommesse e delle installazioni di videoslot nei bar, con particolare attenzione a quelli nelle vicinanze dei luoghi frequentati da minorenni o da anziani.

A Pioltello i nostri Carabinieri alcuni anni fa hanno arrestato oggetti affiliati alla ’ndrangheta che gestivano un giro di macchinette videopoker mangiasoldi.

Soprattutto in questi tempi di crisi, macchinette e tavoli da gioco continuano a moltiplicarsi, sotto l’egida del monopolio statale, mandando in rovina migliaia di cittadini.

Aumentano i disperati di ogni età e questa piaga delle slot machine ci induce a pensare che gli unici due valori rimasti siano il guadagno facile e il divertimento: l'esatto opposto di quanto insegnato nelle scuole dell'Arma dei Carabinieri.

Per avviare con serietà un'inversione di tendenza non basta certo l'opera di sensibilizzazione promossa dalle amministrazioni comunali. Dobbiamo impegnarci tutti in prima persona.

Chi continua a subire passivamente il declino dei valori e delle qualità della vita è colpevole tanto quanto le organizzazioni che lucrano sulle debolezze umane.






sabato 30 luglio 2016

un jihadista a Vaprio

Aftab Farooq
 30 luglio 2016.  A Vaprio d'Adda ieri sera i carabinieri del ROS hanno arrestato, Aftab Farooq, un 26enne di origine pachistana.
Nel corso di controlli durati diversi mesi, 
la procura nazionale antimafia e anti-terrorismo aveva raccolto prove di un crescente processo di radicalizzazione che ha portato il giovane pachistano a un passo dal jihad.  Il pachistano era giunto in Italia con i propri familiari 13 anni fa. Ultimate le scuole in Italia, aveva trovato un lavoro come magazziniere e viveva in un vecchio cortile nel centro storico di Vaprio.

Come emerso dalle indagini dei Carabinieri, guidati dal colonnello Paolo Storoni, svolte anche in collaborazione con organi di polizia esteri, il Farooq era molto attivo sui social network, ricercava documenti e filmati riconducibili al fondamentalismo islamico e al terrorismo di matrice jihadista e intratteneva contatti virtuali con soggetti dello stesso orientamento islamico-radicale.  
Alcuni di questi soggetti sono stati successivamente colpiti da provvedimenti cautelari per fatti di terrorismo ed espulsi dall'Italia per gli stessi motivi, come nel caso dell'albanese 
Ibrahimi Bledar, un albanese 25enne residente a Pozzo d'Adda.

Aftab Farooq stava ultimamente preparandosi alla "guerra santa" con un atto di martirio. Tra i potenziali obiettivi del pachistano pare ci fosse anche il vicino aeroporto di Orio Al Serio, che secondo lui "è protetto solo fa una fragile rete metallica". Il miliziano dello Stato islamico sapeva dove andare a reperire materiale per la costruzione di ordigni esplosivi.

Oltre a desiderare di raggiungere la Siria per unirsi ai guerriglieri dello Stato islamico, tentando di convincere in tale proposito la moglie e altri connazionali, ha mostrato segni di progressiva esaltazione ideologica a sostegno del Califfato, avendo già prestato giuramento di sottomissione al califfo Abu Bakr al Baghdadi.




Contro di lui il ministro degli Interni ha emesso un provvedimento di espulsione dal territorio nazionale "per motivi di sicurezza pubblica". 


vedi anche:   articolo del 3 luglio 2015


venerdì 22 luglio 2016

Monaco, Utoya e Alfano

Aly Sonboly e il MacDonalds

Due esempi di stragi che sono avvenute anche perché nessuno dei "buoni" era armato.


22 luglio 2016 - All’interno del centro commerciale Olympia-Einkaufszentrum di Monaco di Baviera, stasera verso le 18, Aly Sonboly, un 18enne tedesco-iraniano ha ucciso nove persone e ferito altre 35 con una pistola Glock 17 che sarebbe stata acquistata su un sito web per il commercio illegale e parallelo di armi. Il numero di matricola (abrasa ma ancora leggibile) fa risalire l’arma al un lotto venduto in Slovacchia nel 2014. 

L’attentatore di Monaco era decisamente ispirato, se non ossessionato, nella sua azione da Anders Breivik. Secondo quanto pubblicato dal quotidiano bavarese Sueddeutsche Zeitung, il suo personal computer era pieno di immagini dell’attentatore di Utoya ed il suo "manifesto". Venerdì era il giorno del quinto anniversario della strage di Utoya. Il killer ha usato a Monaco la stessa pistola utilizzata a Utoya da Breivik, una Glock 17 calibro 9x19 mm. Se la sarebbe procurata online su una “darknet”, senza dover fornire alcuna informazione sulla sua identità. 

Tra la folla del centro commerciale di Monaco, nessuno altro era armato e nessuno ha potuto contrastarlo. I morti potevano essere molti di più.

Cinque anni prima, in Norvegia, sull'isola di Utøya era in corso un campus organizzato dalla sezione giovanile del Partito Laburista Norvegese. Un uomo vestito con una strana uniforme simile a quella della polizia (vedi immagine sotto) e provvisto di documenti falsi  giunse sull'isola e aprì il fuoco sui partecipanti al campus, uccidendone 69 e ferendone 110, di cui 55 in maniera grave.


Anders Breivik sull'isola

Il responsabile degli attentati, Anders Behring Breivik, trentaduenne norvegese, fu arrestato in flagranza a Utøya.
Anders Breivik si era avviato verso Utøya, vestito da agente della polizia norvegese e fingendo di cercare bombe sull'isola. Arrivato sull'isola con un traghetto, Breivik dapprima ha ucciso con una pistola Glock i direttori del campo, quindi si è diretto verso i giovani raccolti in un punto di ristoro, ha estratto una carabina semi-automatica e ha incominciato a sparare sulla folla, arrivando a uccidere 69 giovani tra i 14 e i 20 anni.


Tra i presenti nessuno era armato e nessuno ha potuto contrastarlo. Diversi tra i morti erano feriti che sono poi stati giustiziati con calma da Brievik, che agiva indisturbato.


Solo dopo un'ora e mezza, la DELTA (Unità Norvegese Anti-Terrorismo), una unità di elite della polizia, ha fatto irruzione sull'isola e l'attentatore si è consegnato senza opporre resistenza.
 


Sopra: mappa dell'isola di Utoya e delle vittime della strage, i pallini rossi indicano i morti, quelli gialli i feriti.


E' giusto che i comuni cittadini siano sempre disarmati e quindi senza mezzi per opporsi a terroristi o squilibrati violenti?

E' giusto che molti carabinieri e poliziotti fuori servizio spesso portano con loro il tesserino identificativo ma lasciano in caserma la pistola d'ordinanza?

Il ministro dell' Interno, Angelino Alfano, ha chiesto ai membri delle forze dell'ordine di girare armati anche fuori servizio.


Per favorire una riflessione sul tema ecco un articolo di Luca Marco Comellini;




il poliziotto e la pistola



Nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha invitato gli appartenenti alle forze di polizia a portare con sé l’arma in dotazione anche fuori dal normale orario di servizio. Un invito che ha sollevato non poche polemiche e mentre da parte dei sindacati del personale della Polizia di Stato le prese di posizione sulla vicenda sembrano orientate a privilegiare le richieste di tipo economico, facendo emergere il più significativo “se il Ministro vuole di più deve dare molto di più”.
Colpisce immediatamente nel segno la riflessione postata dall'avvocato Giorgio Carta sulla sua pagina Facebook. Il professionista, ex ufficiale dei carabinieri e molto noto nell'ambiente delle uniformi per la sua attività di tutela legale (...)
In una intervista rilasciata a Tiscali, il legale ha chiarito gli aspetti giuridici della richiesta del ministro Alfano.


Avvocato quella del ministro è una richiesta in linea con le attuali regole contrattuali?
"L’invito del Ministro è in sé sicuramente conforme alle attuali disposizioni di legge: gli appartenenti alle forze dell’ordine dotati di arma individuale, infatti, possono portarla con sé anche quando sono liberi dal servizio. E’ considerata una facoltà, non un obbligo e, difatti, il Ministro si è espresso in termini di “invito”. In ogni caso, a prescindere dal porto o meno della pistola di ordinanza, tutti gli appartenenti alle Forze dell’ordine hanno l’obbligo di intervenire per impedire la commissione di reati o per reprimerli anche fuori dell’orario di lavoro.
In verità, al riguardo, la Cassazione ha talvolta operato un distinguo tra le forze dell’ordine a ordinamento militare (considerate in servizio 24 ore al giorno in virtù del cosiddetto servizio permanente effettivo) e quelle a ordinamento civile, in alcune sentenze ritenute in servizio soltanto durante l’orario di lavoro.
Sinceramente questa distinzione non mi trova concorde e ritengo che anche il poliziotto libero dal servizio abbia l’obbligo giuridico di intervenire per impedire la commissione di reati.
Qual è il problema? 
“Il problema è un altro ed è prevalentemente morale e strutturale, più che economico. L’opinione pubblica e la stampa italiane hanno da tempo immemorabile ghettizzato ed isolato poliziotti e militari. Abbiamo, infatti, lo stupefacente paradosso di avere forze dell’ordine tra le meno violente al mondo e che, ciononostante, vengono regolarmente accusate di esserlo. Non mi riferisco a singoli casi, ma alla tendenza generale.
I nostri poliziotti sono così costantemente accusati di essere violenti da essere stati ormai grandemente inibiti a difendersi ed a fare un uso legittimo delle armi e, addirittura, indotti ad accettare anche gravi oltraggi e violenze senza reagire.
Questo è davvero triste perché constato come, sempre più spesso, la paura della crocifissione pubblica (e dei processi penali e disciplinari conseguenti) induca i cittadini in uniforme a subire offese ed aggressioni inaccettabili che in altri paesi sarebbero immediatamente ed energicamente represse con il plauso della stampa e della società civile."


Quali potrebbero essere i rischi per operatori e cittadini?"
Premesso che, in Italia, i rischi corsi dalle forze dell’ordine non importano praticamente a nessuno, il problema è inevitabilmente destinato a influire sul grado di sicurezza della nostra società, ma questo aspetto non è mai adeguatamente considerato, specie dalla stampa forcaiola (di poliziotti). Un tutore dell’ordine demotivato e timoroso di finire sotto processo per atti che sarebbero assolutamente legittimi oltreché dovuti (come fermare fisicamente un delinquente) nuoce non solo a se stesso, ma alla collettività, che inevitabilmente è meno protetta. La fondamentale differenza tra i Paesi stranieri e l’Italia è che nei primi è pacificamente accettato, in caso di pericolo anche solo supposto o putativo, il rischio che a rimetterci la pelle sia il delinquente e finanche il mero "sospetto". In Italia, il principio è ribaltato e si considera più accettabile che, nel dubbio, ci rimetta la pelle il cittadino in uniforme. Del resto, quest'ultima eventualità trova poi un esiguo ed effimero spazio nei giornali, non fa scendere per strada le folle né mette a rischio la poltrona di alcuno." 
Quanti preferiscono voltarsi dall'altra parte e perché?
"Impossibile quantificarli, ma ci sono e, per fortuna, restano ancora una minoranza. Parimenti è impossibile quantificare i tanti che, nonostante tutto, non arretrano e continuano a combattere la delinquenza con coraggio e determinazione. (...) Il problema è che i primi sono destinati a crescere e, difatti, oggi sono molto meno critico di un tempo verso coloro che, se possono, cercano “di imboscarsi” in un ufficio per non avere problemi."
Un consiglio al ministro?
"Il primo consiglio da dare a tutta la politica è di dotare urgentemente le nostre forze dell’ordine delle armi non letali già a disposizione delle altre polizie del mondo.
Penso, innanzitutto, al taser ed agli spray urticanti. Senza questi strumenti, i nostri poliziotti sono ancora costretti ad affrontare a mani nude un delinquente armato di coltello o di una spranga e questo è assolutamente insensato e suicida. Peraltro, essendo l’opinione pubblica notoriamente più preoccupata dei danni fisici subiti dai malviventi piuttosto che dai poliziotti, le armi non letali preserverebbero entrambi e consentirebbero arresti indolori e del tutto non violenti.  
Quale potrebbe essere il ruolo dei media?
“Più che alla politica, però, voglio rivolgermi alla stampa ed alla cosiddetta società civile, esortandole a considerare che il corpo di un poliziotto è l’ultimo baluardo della loro sicurezza. Oltre il vituperato “muro umano” degli operai con le stellette, infatti, ci sono le loro case ed i loro cari. L’ostracismo generalizzato - che da sempre mi fa ritenere che questo non è un Paese per poliziotti -  prima o poi si ritorce contro i cittadini e davvero non mi capacito del perché non si faccia mai questa semplice considerazione se non ora che il terrorismo internazionale rende la cittadinanza più timorosa e, guarda caso, più esigente verso le forze di polizia, chiamate a rendersi disponibili anche fuori dal servizio”.
Lei, dunque, chiede anche una protezione giuridica?
Il problema, quindi, non è chiedere questo ulteriore sforzo (che generosamente i nostri concittadini in uniforme non esiterebbero a fornire), ma di proteggerli giuridicamente e materialmente affinché possano svolgere efficacemente e con maggiore serenità il loro delicato compito, possibilmente sentendosi amati dalla gente. Sempre che non sia chiedere troppo."
Ecco la riflessione dell’Avvocato Carta pubblicata su Facebook:
 “Premesso che, fintanto che sono stato carabiniere, ho sempre portato con me la pistola anche libero dal servizio, perfino al mare ed in palestra, l'invito generalizzato del ministro Alfano a fare altrettanto mi lascia stupefatto. Infatti, come si può pretendere da un poliziotto o un militare italiano di tenersi pronto (a sparare?) in ogni circostanza se, anche quando è in servizio, passa l'anima dei guai se solo torce un capello ad un delinquente che magari lo sta aggredendo?
Abbiamo lasciato devastare piazza di Spagna dagli hooligans sotto lo sguardo impotente della polizia schierata ed ora pretendiamo che le forze dell'ordine intervengano anche fuori servizio, magari quando sono con moglie e figli?  Da decenni, soprattutto per colpa della stampa e della cosiddetta società civile, abbiamo indotto le forze dell'ordine a ritenere preferibile e raccomandabile il voltarsi dall'altra parte e, ora che abbiamo paura, le vogliamo pronte ad attivarsi anche mentre fanno la spesa al supermercato? Soprattutto, quando si decideranno a dotarle in servizio degli strumenti necessari (in primis il Taser) per neutralizzare i violenti senza andare a loro volta all'ospedale (e poi a processo)?”.
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volenteroso e coraggioso

Alessandro Bernareggi

22 luglio 2016. Stamattina il nostro socio Alessandro Bernareggi, fuori servizio ma sempre all'erta, ha salvato due donne e una bambina rimaste bloccate in un appartamento in fiamme al secondo piano in una palazzina di Via Dante a Limito.
Pur essendo fuori servizio, il nostro volontario 77enne non ha esitato un attimo a precipitarsi nell'appartamento e fare uscire le donne paralizzate dal panico.Alessandro svolge un'assidua opera di volontariato da ben 30 anni con ANC Pioltello.




Nella fotografia sopra:  Alessandro Bernareggi in uniforme operativa, accanto al maresciallo Marocco e all'allora brigadiere-capo Angelo Maier.


Sotto:  Alessandro da 30 anni accanto ai nostri carabinieri: