domenica 1 marzo 2015

origine del nome



Le “Regie Patenti” che istituirono il corpo dei Carabinieri Reali portano la data del 13 luglio 1814.
I Reali Carabinieri diventarono poi “Arma” nel 1861.
Come scriveva nel 1953 il generale Edoardo Scala:  “le ragioni per cui nel Piemonte i gendarmi vennero chiamati Carabinieri furono molte: Vittorio Emanuele I di Savoia volle che i componenti del nuovo Corpo assumessero il nome di “Carabinieri” sia perché, trattandosi di un corpo speciale che doveva operare anche in guerra, il Sovrano volle amarlo di carabina, come di carabina erano armati i reparti scelti degli eserciti del tempo, sia perché in Piemonte e negli altri Stati italiani, Carabiniere era sinonimo di soldato particolarmente fedele.
I Carabinieri furono chiamati reali per distinguerli dai Carabinieri ordinari dell’esercito. L’esempio del Piemonte fu ben presto seguito anche da altri Principi italiani e i Gendarmi venenro chiamati Carabinieri anche nello Stato pontificio, nel Granducato di Toscana e nel Ducato di Lucca. Nel Regno delle Due Sicilie vennero chiamati invece Fucilieri.”



Allievi con carabinina AR 70/90

statistiche ufficiali 2014



In occasione della prima audizione di fronte alla Commissione Difesa della Camera, il Comandante generale dei Carabinieri, gen. Tullio Del Sette, ha riferito le ultime statistiche sull'Arma e ha elencato le priorità.

Il generale ha ricordato che l’Arma dei Carabinieri, quale forza militare di polizia con competenza generale in servizio permanente di pubblica sicurezza, è destinataria di finanziamenti sia sul bilancio del Ministero della Difesa che su quello dell’Interno. La parte preponderante degli stanziamenti (compresi gli stipendi del personale) è iscritta nelle previsioni di spesa della Difesa, che nel 2015 potrà contare su circa 5649 milioni di euro stanziati dalla legge di bilancio, ripartiti nei settori "personale" (5400 milioni di euro) e  "funzionamento" (i rimanenti 249 milioni di euro, di cui 211 per le esigenze di "esercizio" e soltanto 38 per quelle di "investimento").

 



Ad oggi i Carabinieri sono 104.660, di cui 3.892 ufficiali, 27.892 marescialli, 19.265 brigadieri, 55.631 appuntati e carabinieri. Di questi 1.655 sono donne, arruolate nelle fila dell’Arma dal 2001 e oggi presenti in tutti ranghi dell’istituzione con 224 ufficiali, 661 marescialli (una a Pioltello), 3 vice brigadieri, 1 appuntato e 766 carabinieri (una a Pioltello).


 
Il Comandante rileva poi come questi numeri si riferiscano alla forza effettiva, sensibilmente inferiore a quella prevista dalle leggi, pari a quasi 118mila unità.
Un calo progressivo, iniziato nel 1998 ma che nel recente periodo ha repentinamente assunto dimensioni notevoli per effetto dei tagli alle assunzioni introdotti dal decreto legge n. 78 del 2010, la cosiddetta spending review. 


Il generale illustra poi la ripartizione della forza effettiva tra le diverse organizzazioni dell’Arma dei Carabinieri. In particolare:
- il 79 per cento nell’Organizzazione territoriale, comprendente 5 Comandi interregionali, 19 Comandi legione, 102 Comandi provinciali, 13 gruppi, 5 Reparti territoriali, 528 Compagnie, 67 Tenenze e 4.580 stazioni (tra cui quella di Segrate);
- il 5,4 per cento nell’Organizzazione mobile, facente capo a una divisione e articolata su 2 brigate, 9 reggimenti (tra cui il Reggimento Carabinieri paracadutisti "Tuscania"), 11 battaglioni e il GIS, Gruppo di Intervento Speciale;
- il 5,3 per cento nell’Organizzazione speciale, facente capo ad una divisione da cui dipendono i Comandi specializzati in branche specifiche, il Raggruppamento aeromobili, il ROS (Raggruppamento Operativo Speciale), il RACIS (Raggruppamento Investigazioni Scientifiche) e il COESPU (Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità);
- il 5 per cento addetti a compiti esclusivi di polizia militare e a reparti interforze (tra cui quelli impiegati presso la Direzione Investigativa Antimafia, la Direzione centra le per i servizi antidroga, il Comando operativo di vertice interforze e il Comando per le operazioni delle forze speciali).


L’Arma, poi, ha puntato fortemente anche sull’ISTI, Istituto Superiore di Tecniche
Investigative, istituito nel 2008 al fine di elevare la qualità dell’attività investigativa e abilitare il personale allo sviluppo di indagini complesse e all’uso delle più avanzate tecnologie. In questo Istituto di alta formazione specialistica le lezioni sono affidate ad esperti ufficiali di polizia giudiziaria del ROS, dei RIS e dei Nuclei Investigativi, i nostri reparti di punta nel contrasto alla criminalità di ogni genere. 


Il generale si è soffermato poi sulla minaccia rappresentata dalla criminalità diffusa, ultima soltanto in termini di gravità delle azioni delittuose poste in essere, ma la prima in termini di diffusione sul territorio di offensività nei confronti della generalità dei cittadini. Questa minaccia, si misura soprattutto attraverso le sensazioni dei
cittadini, attraverso il timore di poter rimanere vittime degli stessi reati di cui apprendono dai media, di cui sentono parlare da parenti, amici e conoscenti.
Per questo è importante, rileva il generale Del Sette, "dare sicurezza", soprattutto stando vicini alla gente, offrendo una presenza rassicurante, ciò che le stazioni dell’Arma, capillarmente diffuse sul territorio nazionale, fanno ogni giorno, ormai da oltre duecento anni.
Per evidenziare la produttività delle stazioni richiama il dato del numero delle persone deferite all’Autorità giudiziaria, cioè di coloro che sono stati individuati quali autori dei reati perseguiti: oltre il 50 per cento delle persone complessivamente denunciate da tutte
le forze di polizia.
L’importanza di questi presidi di base, disseminati su tutto il territorio nazionale, è segnalata anche da un altro dato emblematico: nel 2014 le Stazioni dei Carabinieri hanno perseguito il 70 per cento circa dei reati complessivamente commessi in Italia, poco meno di 2 milioni di reati.
A suo avviso i dati forniti evidenziano non solo l’importanza ma anche il successo di questa formula organizzativa, che rischia di essere depotenziata dalla riduzione di personale: le stazioni dei Carabinieri rappresentano per oltre il 50 per cento della popolazione l’unico presidio di polizia, l’unico riferimento protettivo dello Stato.


La maggior parte delle stazioni ha una forza prevista di pochi militari, in qualche caso appena quattro o cinque, ed è evidente come in queste stazioni la perdita anche di un solo militare si rifletta più significativamente rispetto a quanto avviene per reparti di decine di unità.

Nel 2008 il servizio aereo disponeva di una flotta di 96 velivoli e di una forza organica di oltre 600 militari; oggi i velivoli sono 44, con una riduzione superiore al 50 per cento, e il personale ad esso addetto ha avuto un’altrettanto significativa riduzione.
Inoltre è stato avviato un piano di cessioni degli elicotteri dismessi ottenendo un contributo risolutivo all’efficiente gestione della flotta residua con l’acquisizione di beni e servizi attraverso il meccanismo della "permuta". Analogamente si è operato per il servizio navale, che nel 2008 disponeva di 175 natanti e impiegava 580 militari, laddove oggi i mezzi sono scesi a 71, con una riduzione del 60 per cento.
 

 

Pone quindi l’accento su alcuni effetti che le citate riduzioni producono su settori nevralgici del servizio istituzionale. In particolare, i 37,8 milioni di euro stanziati nel settore "investimento" del bilancio della Difesa appaiono insufficienti ad assicurare il programmato rinnovo del parco veicoli diretto a garantire il controllo del territorio, il pronto intervento e i trasporti operativi nella misura richiesta

. Del predetto risulta infatti già eliminata ogni possibile ridondanza, passando dagli oltre 34.000 veicoli del 2006 agli attuali (circa) 24.000 (quasi il 30 per cento in meno). Peraltro, per massimizzare i risparmi anche in termini di manutenzioni e carburanti, si è anche optato per tipologie di mezzi più piccoli, più economici e a basso impatto ambientale (l'odiato FAP nei motori diesel), ed appare auspicabile che possa essere quanto prima avviato un progressivo rinnovamento anche di questi mezzi (almeno un terzo sarebbero da sostituire subito).

Il generale conclude segnalando alcune questioni meritevoli di ogni attenzione per l’adozione di iniziative legislative, rinnovando innanzitutto un vivo ringraziamento al Governo e al Parlamento per il fondamentale segnale di attenzione dati al comparto "Sicurezza, difesa e soccorso pubblico" evitando che fosse ulteriormente prorogato il
"blocco stipendiale" perdurante dal 2011
. Nella consapevolezza che una tale misura era stata introdotta sotto la pressione esercitata da un’incombente congiuntura finanziaria negativa, non può essere infatti sottaciuto che, nello stesso periodo, le difficoltà economiche sono state accompagnate da crescenti aggressioni della criminalità che hanno richiesto al personale del Comparto un’intensificazione degli sforzi.

Un’ulteriore questione è quindi quella concernente la progressiva crescita dell’età media, oggi superiore ai 41 anni, con punte più elevate in alcune regioni. Al riguardo, il ripristino, dal 2016, del turn over al 100 per cento influirà positivamente, così come avrà riflessi favorevoli la possibilità di effettuare arruolamenti nel ruolo base direttamente dal mondo civile, già previsto dal 2016 in una percentuale che potrebbe essere ampliata in armonia con le esigenze delle altre Forze armate.
Nell’immediato risulterebbe però utile poter anticipare di qualche mese l’immissione, oggi prevista per fine anno, di un contingente di volontari in ferma prefissata, che hanno già ultimato il servizio nelle altre Forze armate.


 


sabato 28 febbraio 2015

galleria immagini dell' Arma

Agusta A109


la fiamma




GIS e Tuscania

3o Btg "Lombardia"


arresto da parte del ROS


AW 109 NEXUS




raduno ANC a Chiavari, 31 maggio 2015








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venerdì 27 febbraio 2015

confidenze dal fondatore del ROS


Il ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) nasce il 3 dicembre del 1990, e l'allora tenente colonnello Mori ne è uno dei fondatori. La struttura, individuata quale Servizio Centrale Investigativo, assume, per l’Arma dei carabinieri, la competenza a livello nazionale delle indagini nel settore della criminalità organizzata e terroristica. Mario Mori ne cura la definizione della struttura ordinativa e della dottrina d’impiego, assumendo anche il comando del I Reparto.

Nel libro "Ad Alto Rischio", scritto a quattro mani con il giornalista Giovanni Fasanella, il generale Mori non svela segreti di stato ma esprime con franchezza il suo punto di vista su molti argomenti interessanti.

Mario Mori sulle sue origini:
"Sono nato a Postumia Grotte (ex-territorio di Trieste) il 16 maggio 1939. Vuol dire che sono nato in Italia e otto anni dopo la mia terra non era più italiana.  Non mi considero un profugo in senso stretto ma oggi posso dire di non aver mai apprezzato il modo con cui il governo italiano si è sbarazzato dell'ingombrante problema rappresentato da quelle terre e da quelle popolazioni. L'esperienza della frontiera, il limite oltre il quale c'è un nemico mortale, tanto più insidioso in quanto a un passo da casa, ha condizionato l'intera storia italiana del dopoguerra e naturalmente anche quella della famiglia Mori e la mia personale. Mio padre Francesco era un ufficiale dei Carabinieri. Io ne ho seguito le vicende e i trasferimenti, e quindi ho dovuto compiere i miei studi in giro per l'Italia. Ho accompagnato mio padre nelle sue peregrinazioni, ne ho condiviso i disagi che spesso procura la vita da carabiniere, ma anche l'esempio, i valori morali, i principi. E ne ho seguito le orme professionali. Frequentai i corsi dell'Accademia militare di Modena e quelli della Scuola di applicazione di Torino. Poi entrai nell'Arma e nel 1966 fui promosso tenente."


Alcune testimonianze di. Mario Mori sulla nascita del ROS:


“La selezione degli uomini avveniva solo per chiamata diretta, uno ad uno, perché cercavamo solo personale specializzato e con un’esperienza di impiego continuativo in settori operativi; meglio pochi ma buoni.”


“La filosofia del nuovo codice di procedura penale aveva determinato una sorta di genericità professionale e di deresponsabilizzazione, persino una riluttanza all’impiego totale delle strutture nell’attività investigativa.”


“Nella lotta contro il nemico servivano specializzazione e duttilità.”


“Quando ero con Alberto Dalla Chiesa al nucleo anti-terrorismo ci diceva sempre: ‘doveste sforzarvi di conoscere - e possibilmente anche usare – il vocabolario e le tecniche dei vostri avversari, perché così sarete in grado di individuare il filo conduttore dei loro ragionamenti e di anticipare le loro mosse'.”


“Tra i primi uomini del ROS devo citare il maresciallo Giuseppe Sibilia, una persona colta, solare e di grande sensibilità; era stato uno dei più stretti collaboratori del colonnello Giuseppe Russo, ucciso dalla mafia nel 1977; con i suoi insegnamenti e i suoi consigli il maresciallo Sibilia non è solo un prezioso collaboratore, è un fratello maggiore”.


“Fin dai primi tempi abbiamo acquisito un vantaggio strategico rispetto al nostro avversario raggiungendo una “superiorità informativa”; perché questo era il principio base che ispirava l’intera dottrina del reparto, un concetto semplice ma efficace: acquisire più dati possibili sui tuoi nemici senza farti scoprire e conoscere.”
"Il ROS non si è mai appiattito sui teoremi, sulle verità preconfezionate. Ha invece percorso strade molto spesso scomode e pe rquesto ha subito gli attacchi dei benpensanti. Soprattutto nei primi anni, il ROS è finito nel mirino dei "professionisti dell'antimafia" come li definiva un intellettuale acuto come Leonardo Sciascia, il quale, da siciliano profondamente conoscitore della sua cultura e della sua psicologia, sapeva benissimo che il confine tra il Bene e il Male non è mai nettissimo. Noi del ROS costituivamo una minaccia per l'equilibrio imposto dai corleonesi e dai loro protettori. 
Ci furono avevrtimenti con inviti chiarissimi e trasversali a rietrare nei ranghi e a tenere comportamenti investigativi più allineati; inviti che naturalmente non accogliemmo, perché sapevamo di essere dalla parte della ragione."

Commenti conclusivi del libro:
"Nel corso della vita di ciascuno di noi affiora sempre la tentazione di limitare i danni, esponendosi poco e lesinando la fiducia. Ma non sempre la ricerca del quieto vivere è la soluzione migliore, soprattutto quando hai a che fare con altri uomini, come capita a chi detiene il comando. Se potessi tornare indietro, alcune cose non le rifarei, ma non sono molte. Ho affrontato gli impegni della mia professione sempre con convinzione e con risultati che sono andati anche ben oltre i miei reali meriti. E se è vero che si vive per quello che si dà, io sono molto soddisfatto di quello che ho dato e ricevuto".


La sentenza di assoluzione nel 2006:


domenica 8 febbraio 2015

la caserma della Tenenza


clicca per ingrandire
Tenenza dei Carabinieri di Pioltello
Via Francesca Morvillo

tel. 02-924 0236

La nuova caserma per la Tenenza dei Carabinieri di Pioltello, è strutturata su quattro piani e un seminterrato, per un totale di 2400 mq.
Nel piano rialzato ci sono ben 12 uffici: 4 doppi, 4 singoli e 4 operativi. Vi sono poi 2 celle di sicurezza e la cucina-mensa.
Nel primo piano ci sono 15 camere per i militari, nel secondo si trovano 8 grandi alloggi di servizio di 110/130 mq per ufficiali, sottoufficiali, graduati e le loro famiglie.
Il piano interrato ha spazio per ospitare 10 auto di servizio, 2 furgoni e 2 motociclette.


A fine 2015 diventarà probabilmente la sede del Comando di Compagnia, che attualmente si trova a Cassano d'Adda.



Aggiornamento del 23 luglio 2015: 

il sub commissario prefettizzio Silvia Caprio ha firmato una delibera sull’adeguamento del programma triennale relativo alle opere pubbliche, che sarà a sua volta approvato con il bilancio di previsione. Al centro, l’ampliamento della Caserma dei Carabinieri.

In sostanza Silvia Caprio afferma che “Dopo attente valutazioni in ordine alla sicurezza del territorio e quindi dei suoi cittadini, si è reso opportuno andare a modificare il piano avviando un procedimento che preveda lo spostamento dall’attuale sede del Comando di Compagnia dei Carabinieri presso il nostro territorio”. Questo atto prevede la modifica del programma triennale delle opere pubbliche 2015-2017 sia per i finanziamenti che per le opere “finanziabili”, in modo da inserire l’ampliamento della Caserma e successivamente approvare il bilancio di previsione, nel quale sarà dunque previsto un costo dell’intervento pari a 1,2 milioni di euro. Entro quest’anno è prevista la fase di progettazione dell’ampliamento mentre si stima l’inizio dei lavori nel 2016.

Il Commissario Prefettizio Alessandra Tripodi, ha aggiunto che: “investire sulla sicurezza significa certamente investire  per il territorio ma soprattutto per i cittadini, inoltre l’operazione segna anche il passaggio dall’essere una caserma classificata a “tenenza” a “Comando di Compagnia”, con una presenza delle forze dell’ordine decisamente maggiore e un presidio costante. Pioltello è un territorio complesso che presenta situazioni incancrenite da tempo. Perciò per tutto il periodo  che guideremo il comune, fino alle prossime elezioni amministrative, riteniamo necessario  avviare un percorso che possa portare alla soluzione del problema. Certa che troveremo una ferma collaborazione nell’Arma dei Carabinieri che già nelle scorse settimane si è distinta in alcuni interventi importanti in città”.






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La nuova caserma per la Tenenza dei Carabinieri di Pioltello, costata circa 4 milioni di euro, recuperati dagli oneri di urbanizzazione pagati dall'azienda Rotolito Lombarda. 
La nuova struttura è diventata finalmente operativa il 2 ottobre 2012, ben 6 mesi dopo il taglio del nastro, con il trasferimento al suo interno dei 25 militari in servizio a Pioltello. È stato un percorso lento e sofferto, frenato da una estenuante burocrazia, con ripetuti solleciti al Prefetto da parte del sindaco e attacchi incrociati dell’opposizione. A rallentare il trasferimento della struttura all’Arma è stata la laboriosa stipula del contratto di comodato d’uso tra il Ministero degli Interni e l’Agenzia del Demanio, proprietaria dell’immobile.




L'ex assessore Saimon Gaiotto parla della nuova caserma e in generale della situazione della sicurezza a Pioltello:




31 gennaio 2009: cerimonia della posa della prima pietra della nuova caserma della stazione Carabinieri di Pioltello, promossa poi a tenenza:



Presente il maresciallo capo Rosario Isgrò, che ha lavorato per 15 anni a Pioltello, molti dei quali come Comandante di Stazione.
Rosario Isgrò